giovedì 2 luglio 2009

In his shoes

Entrambi erano nella stessa casa, in due stanze diverse: Daniel era intento nel lavaggio delle stoviglie, mentre Lorenzo cercava degli argomenti per la tesi di laurea, alla quale non aveva mai smesso di pensare. La concentrazione non era massima da parte sua, e veniva diminuita ulteriormente dai continui rumori molesti provenienti dalla cucina.

Lorenzo preferì lasciar perdere, convinto che prima o poi questa mansione sarebbe pur finita, ma pareva essa comunque più lunga e violenta di quanto si sarebbe mai aspettato. Così i minuti passati in contemplazione del computer, con un orecchio inevitabilmente direzionato verso l'altro locale, diventavano sempre più pesanti e rischiavano seriamente di fargli stortare la luna.

Decise quindi di ovviare al problema, aprendo il lettore musicale e piazzando nella playlist le tracce più violente che aveva nel repertorio, che riprodusse a volume pieno. Il risultato fu un incontro tra un'esibizione live di percussioni e piatti e la registrazione di un album in studio, fornito di casse i cui bassi erano andati a farsi benedire da tempo causa uso eccessivo: un inferno, insomma.

La sfida era quindi relativa a colui il quale avrebbe ceduto prima, trattasi in questo caso di Daniel.
Difatti Lorenzo se lo ritrovò dietro le spalle e quando si girò lo vide maestoso davanti a lui, con lo sguardo duro, forzatamente ed eccessivamente arrabbiato.

"Ti sembra il caso di mettere la musica a questo volume?" esternò da bigotto post messa domenicale.

"Scusa? Ho solo cercato di farti capire che il rumore dà fastidio a tutti! In ogni caso preferisco i Rage Against The Machine a "Le stoviglie on tour 2006", replicò Lorenzo sotto l'effetto della musica di protesta.

"Io almeno stavo facendo qualcosa di utile" continuò Daniel con fare sempre più spocchioso.
"Beh se lo devi fare così, allora evita!" concluse Lorenzo, per tagliare corto, voltandosi di nuovo verso lo schermo.

Lorenzo, che mal accetta provocazioni di questo tipo, alzò di nuovo il volume fino al massimo, ma passarono solo pochi secondi prima che il coinquilino tornasse alla carica.

"Tu credi che io sia scemo?" chiese con apparente riferimento a qualcosa di conosciuto anche dalla controparte.

L'altro si girò di scatto con gli occhi stralunati, fissandolo per qualche secondo. Pensò che stesse facendo davvero sul serio, ma non riusciva a capire a cosa si riferisse.
L'unica cosa che uscì dalle sue labbra fu il seguente: "Eh?"

"Sai bene a cosa mi riferisco! Credi che non vi abbia visti ieri sera? Ti sembra un atteggiamento corretto?" continuò, ora in modalità paternale.

"Ma sei scemo? Ci siamo incontrati in strada, e abbiamo fatto un tratto assieme!"

"Alle 1:30 di notte?"

"Eh sì, strana la vita eh?"
Ma questa frase non piaque molto a a Daniel il quale la prese nel modo sbagliato, ovviamente.
Certo non era la miglior cosa da dire in quel momento, ma Lorenzo non è un maestro quando si tratta di analizzare le situazioni da "diplomazia" per decidere al meglio come esprimersi.
In realtà essa non ha neanche un posto nel suo vocabolario.

"Lo sapevo che di te non ci si poteva fidare" concluse Daniel, uscendo dalla stanza e poco dopo anche dall'uscio di casa. Lorenzo non poteva credere a ciò che aveva sentito: dopo tutto ciò che l'altro aveva fatto, ora sembrava arrivato il tempo della lapidazione in piazza, per delle congetture create dal mal pensare del suo, fino ad ora, amico.

Sapeva bene che a parti invertite lui avrebbe chiesto delle delucidazioni, prima di scagliarsi in accuse senza se ne ma. Però in cuor suo sentiva che c'era qualcosa che non andava in tutto ciò, e per la prima volta fece introspezione e riconobbe che forse Daniel, nonostante tutto, un pochino aveva ragione, poiché lei non gli era del tutto indifferente.