Decise così di chiudersi in casa. Fuori tutto il resto: dai suoi giornalisti, i suoi intervistatori, i suoi sostenitori, i giocatori e i nemici.
Non riusciva a distinguerli davvero, da quella piccola apertura nella finestra. Sembravano tutti uguali, tutti indecorosamente umani. Aspettavano una notiziano, sapevano che non c'era speranza. I notiziari dipingevano la sua morte come eroica e frutto di grandi sofferenze, fine di una vita riservata solo ai grandi condottieri.
Ma lui restava lì, dietro quella persiana a scrutare la folla, in apprensione per le sue condizioni di salute. Lui non stava morendo da eroe, in verità non stava morendo proprio. Era l'ennesima messinscena della sua vita artificiale, l'ennesima prova che lui poteva osar sfidare e vincere la morte. Tanti erano fuori ad osservare quella finestra, ma lui non ne era affatto felice: i suoi uomini più vicini stavano già affettando la torta, litigando per la miglior fetta. I familiari facevano lo stesso con l'eredità, i giornalisti erano intenti a scrivere la storia più straziante possibile, per rendere l'evento un magnete di ascolti e di vendite.
C'era già chi pensava ad una pellicola in suo onore, mentre gli avversari storici si sforzavano di dedicargli un discorso d'addio che non facesse trasparire la felicità per l'eventuale accadimento.
Eppure lui non era morto, e non ne aveva assolutamente intenzione. Chiuso nella sua stanza e stretto nella vestaglia nera era il solo, a parte il suo medico di fiducia, ad essere a conoscenza della menzogna, l'ennesima.
Una vita passata a prendersi gioco del prossimo lo aveva portato a non fidarsi più di nessuno, e così Lui decise di giocare l'ultima carta per entrare nella storia, la più bassa e spettacolare, la più mediatica ed infima, per un popolo che aveva imparato a domare come il più docile branco di cani.
Mentre gironzolava per la stanza buia le gambe incominciarono però a tremare, tanto da costringerlo sulle ginocchia. Il vetro era lontano, troppo distante per le sue membra improvvisamente senza energia. Stava camminando sulla superficie di un pianeta molto più grande, la gravità lo costringeva al suolo come un verme. E come tale lui si mosse, strisciando sul pavimento.
Provò ad avvicinarsi al telefono mobile ma era ahi lui troppo lontano, così come le due porte della stanza. Tentò di far sentire la sua voce, invano. Così continuò a scivolare sul pavimento di marmo antico alla disperata ricerca della finestra. Lì avrebbe tentato di chiedere aiuto.
Quando arrivò al muro provò a fatica ad alzarsi con le braccia, tentando con una mano di aprire una delle due persiane.
Il popolo timorato, appena vide la finestra aprirsì, trattenne il respiro e tutto intorno si creò un'atmosfera surreale. Attesero una decina di secondi, lunghi come la preistoria, poi si chiesero il perchè di questo gesto. Non dubitarono però delle sue capacità di sceneggiatore, pensando che questo sarebbe stato solamente il preludio ad un'altra grande trovata delle sue.
Anche in questo caso erano convinti che sarebbe riuscito a tornare più forte di prima, sconfiggendo il male. Ma qualcosa non andò come previsto, poiché il male si espanse su un terreno assai fertile e, piegando il suo corpo, gli tolse il respiro.
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