L'elogio del qualunquismo, la cui bandiera viene sventolata alta sul cielo di Facebook, incomincia davvero ad irritarmi. I vari "Quelli che: fammi uno squillo quando sei sotto casa" oppure "Quelli che hanno almeno una volta fatto una gara di rutto libero", non vedo cosa possano avere di socialmente aggregante.
E' noto che la gran parte della popolazione giovanile compie queste azioni (non solo la prima, non avete idea di quali siano i numeri ufficiosi riguardanti le gare di rutto clandestino, ci faranno una puntata di Verissimo a riguardo a breve) con molta frequenza, che gusto c'è allora a poter affermare di essere uno dei 12 milioni e 385 mila che picchierebbero chi ci prova con il fratello/sorella? O uno dei 21 milioni, 882 mila e 401 che si mangiano la salamella dopo essere tornati dalla discoteca?
Se questa è la coscienza di appartenere al gruppo e questi sono i criteri di selezione, allora si può parlare anche di intercambiabilità delle persone:
posso quindi sostenere che se (anche in ordine di preferenza): conosco la differenza tra sesso e amore, sono in cerca del principe azzurro/principessa, mando a fare in culo le persone per ogni cosa, dormo in macchina, non mi fido di nessuno e soffro in silenzio... sono quindi come tutti gli altri? Sono accettato? Sono dentro la società?
Ma soprattutto, sono qualcuno?
Io sostengo di no, una volta ci si contraddistingueva per particolarità, ora ci si omologa per cazzate.
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Ma mi distruggi così?! Mi ero appena iscritta al gruppo "quelli ke prima di addormentarsi kiudono gli okki" e "Tutti quelli che respirano per vivere..vediamo quanti siamo!"...Cinico!
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